Festivalfilosofia 2020: il futuro è delle macchine?

14 Settembre 2020

Sono oltre due milioni e mezzo le persone che in diciannove anni di festivalfilosofia hanno raggiunto Modena, Carpi e Sassuolo per ascoltare grandi pensatori contemporanei parlare di felicità, fantasia, comunità, verità e di molti altri temi caldi dell’esperienza umana nel presente. Numeri da capogiro per una rassegna che non a caso ha fatto da apripista in Europa, e che sono destinati a crescere nel 2020 nonostante le limitazioni imposte dai protocolli anti Covid-19. D’altronde, convocando sui pulpiti le migliori menti di oggi, i conti con contraddizioni e criticità dell’oggi questo festival prova a farli fino in fondo. In un momento che forse mai più di adesso costringe il mondo a un serrato confronto con potenzialità e rischi dell’intelligenza artificiale, il ventennale della kermesse chiama la comunità dei suoi intellettuali a confrontarsi con la questione delle macchine, tema carissimo a Remo Bodei che del comitato scientifico del festival è stato Presidente fino alla sua morte avvenuta solo pochi mesi fa. E proprio allo straordinario filosofo, che ha annodato molti dei suoi ragionamenti e dei suoi celeberrimi studi attorno alla materia della felicità, è dedicata l’intera edizione in programma dal 18 al 20 settembre. Con un programma fittissimo che si snoda tra piazze e cortili delle tre cittadine emiliane, la tre giorni prevede oltre quaranta lezioni magistrali di protagonisti ricorrenti del festival e voci nuove (quest’anno sono ben diciassette) invitati a discutere di lavoro e innovazione, coscienza e biologia, postumano, robot, automi, insomma di come le macchine hanno cambiato e cambieranno la nostra vita quotidiana, la nostra coscienza e la nostra stessa intelligenza, seguendo piste tematiche distinte. Della complessa relazione tra dominio, sottomissione e libertà che l’automatizzazione del lavoro porta con sé si occuperanno – ciascuno secondo le proprie prospettive – studiosi e filosofi arcinoti al grande pubblico come Enzo Bianchi, che traccerà lo scenario biblico e teologico della condanna al lavoro, Umberto Curi e Ivano Dionigi, impegnati a ricostruire una genealogia greca della tecnica, Massimo Cacciari, con una riflessione sul rapporto tra sapere e potere, e poi ancora Roberto Esposito, Vittorio Marchis, Giovanni Mari, Stefano Zamagni, Riccardo Staglianò, Alessandro Aresu e Umberto Galimberti. La relazione tra corpi umani e artificiali è la pista che seguiranno invece Carlo Sini, Silvia Vegetti Finzi, Maurizio Ferraris, Michela Marzano, Barbara Henry, Carlo Bordoni, Jeffrey Schnapp e Barbara Carnevali, mentre Roberta de Monticelli, Michele Di Francesco, Eric Sadin, Elena Esposito, Paolo Benanti e Milad Doueihi ragioneranno di coscienza, calcolo e intelligenza per domandarsi fino a che punto le macchine possono sfidare l’intelligenza umana. Alla vita come dato, ovvero all’idea oggi centrale che la vita stessa come fenomeno naturale sia comprensibile in termini di un sistema di dati sono poi dedicate le lezioni di Salvatore Natoli, Paolo Giordano, Telmo Pievani, Mark O’Connell, Alberto Oliverio e del drammaturgo e regista Stefano Massini che promette un elogio della vita “dal vivo”. Immancabile, in relazione alla centralità dei big data, un blocco di riflessioni sul capitalismo della sorveglianza che ne deriva. Ne parleranno seguendo solchi e declinazioni diverse Antonello Soro, Giovanni Ziccardi, Stefano Quintarelli, Massimiliano Panarari e Massimo Recalcati. Per finire, nell’immancabile sezione dedicata alla lezione dei classici, compaiono i nomi di Emanuela Scribano, Paolo Galluzzi, Federico Leoni e Simona Forti, studiose e studiosi di rilievo che dedicheranno i propri interventi a capisaldi del pensiero occidentale, commentando rispettivamente testi di Cartesio, Galilei, Bergson e Anders che hanno rappresentato svolte rilevanti per l’evoluzione della riflessione sul tema delle macchine. Se le lezioni sono senza dubbio il nucleo fondante dell’intera kermesse, il programma si spinge molto oltre. Restando nel solco delle stesse domande e riflessioni poste da questa edizione, performance, musica dal vivo, spettacoli, mostre e appuntamenti dedicati ai più piccoli riempiranno le giornate di innumerevoli occasioni di riflessione e approfondimento, da molti punti di vista e attraverso i linguaggi più diversi. Nel complesso gli eventi in cartellone superano quota centocinquanta (tutti gratuiti ma con prenotazione obbligatoria). Solo le mostre proposte in occasione della kermesse sono oltre venti, tra cui una personale di Quayola prodotta da Fondazione Modena Arti Visive, mentre a Carpi si segnala una mostra ai Musei di Palazzo dei Pio che ricostruisce l’opera di Bernardino Ramazzini, e a Sassuolo una personale di Nani Tedeschi dedicata alla simbiosi tra il pilota e la macchina. Sul fronte cinematrografico e performativo, tra le decine di proposte, si segnala un incontro il 18 luglio a Carpi con la regista Liliana Cavani (che nel 1968 diresse un film dedicato a Galilei) impegnata in una conversazione con Francesca Brignoli sul cinema come linguaggio del XX secolo, un reading di Marco Paolini da Le avventure di Numero Primo, il 19 luglio a Modena. Nello stesso giorno e sempre a Modena, ai Giardini Ducali, va in scena anche uno spettacolo della Compagnia permanente di ERT Fondazione che mescola dimensione narrativa, dimensione divulgativa e intrattenimento portando sul palco mitologia, problematiche e questioni etiche legate all’intelligenza artificiale. Il festival è promosso dal “Consorzio per il festivalfilosofia”, di cui sono soci i Comuni di Modena, Carpi e Sassuolo, la Fondazione Collegio San Carlo di Modena, la Fondazione Cassa di Risparmio di Carpi e la Fondazione di Modena. I finanziatori istituzionali dell’edizione 2020 sono Regione Emilia-Romagna, Camera di Commercio di Modena e Confindustria Emilia Area Centro.